PRESENTAZIONE PREMESSA NOTE A MARGINE CHIESA DIPINTO CAPPELLE PRESEPE PERMANENTE PARCO ORIGINI E STORIA CONSUETUDINI PREGHIERA di MONS.BENOTTO FONTI E STUDI
PRESENTAZIONE


Alcuni anni or sono, prima della mia nomina a presidente del Gruppo Amici di Quintiliolo, P. Paolino, al secolo Erminio Graziani, mi fece gradito dono di una copia delle sue ricerche e studi sul Santuario con una affettuosa dedica a mio padre Pietro, di cui era grande estimatore ed amico.

Il sacerdote, da sempre interessato alla storia del nostro Santuario (la Società Tiburtina di Storia ed Arte pubblicherà, su Atti e Memorie del 2004, il risultato di una sua ricerca riguardante Documenti inediti sull'Incoronazione della Madonna di Quintiliolo) ha, in questi ultimi quattro anni, continuato a scrivere ed arricchire di notizie questa sua opera, oramai in via di completamento. In attesa dell'auspicata pubblicazione, a cui rimandiamo non soltanto lo studioso, ma tutti i tiburtini, noi, Amici di Quintiliolo, abbiamo ivitato l'attento "ricercatore" a sintetizzare, in una semplice ed agevole guida, le notizie più importanti, in modo da poter consentire al visitatore (soprattutto "forestiero"), attraverso la conoscenza della storia del sito, una più intima predisposizione al raccoglimento ed alla preghiera. Il buon padre Paolino ha raccolto, con la disponibilità e l'umiltà francescane che lo distinguono, l'invito e noi lo ringraziamo di vero cuore.

Augurandomi che questo Santuario, pieno di sacralità e fortunatamente immune dalla presenza dei colorati chioschi di ricordini e mercanzie, possa rimanere così come oggi è, nel tempo, invito gli Amici e i miei concittadini di oggi e di domani non soltanto ad amarlo e a conservarlo, ma a difenderlo sempre.

Pierluigi Garberini


PREMESSA


In vista della ricorrenza del 250° anniversario della incoronazione della Madonna di Quintiliolo (1755-2005), nonchegrave; della coincidenza millenaria della prima notizia “documentata” sul Santuario (1005-2005), esortato dagli Amici del Santuario, la sera del 14 dicembre 2003, alla presenza di S.E. Mons Giovanni Paolo BENOTTO, vescovo di Tivoli, mi sono applicato a sintetizzare in poche pagine quanto da me raccolto in tanti anni di ricerche e studio.

p. Paolino o.f.m. cap.


NOTE A MARGINE


Con la ristampa - voluta dal "Gruppo Amici di Quintiliolo" al solo scopo di onorare la Madonna e ricordare Don Nello del Raso nel 50° anniversario del recupero dell'Icona (vedi seguente) - l'opuscolo dal titolo "Santuario Maria SS.ma di Quintiliolo - Breve Guida - edito in occasione del millenario delle Origini 1005-2005" si arricchisce delle gradite notizie sulla trasformazione dell'antico orto-uliveto, che, insieme alle molteplici migliorie apportate in più parti, ` diventato una pregievole "Oasi di Spiritualità" per sacerdoti e gruppi diocesani.
"Deo Gratias".

L'autore - 20 Dicembre 2017


Don Nello del Raso


CHIESA


La chiesa e la devozione mariana dei tiburtini


Quintiliolo, è il nome della collina sulla quale si trova la chiesa omonima, in territorio di Tivoli, dirimpetto a Villa d’Este, al di là del fiume Aniene e del profondo fossato da esso scavato nei secoli.

Per i cittadini di Tivoli è sinonimo del Santuario mariano a loro caro.


La chiesa attuale risale al 1757. Fu voluta dal Vescovo Mons. Placido Pezzancheri (1728-1757) dopo l’incoronazione della Madonna avvenuta l’8 giugno 1755, nella cattedrale di Tivoli.

I lavori furono portati avanti dagli uomini dell’antica Università dell’Arte Agraria, che accoglieva tra i suoi membri anche i Butteri. Fu inaugurata, sebbene ancora rustica, il 19 dicembre del 1764, riportandovi processionalmente l’Icona della Madonna che, nel frattempo, era rimasta in città per ben nove anni.


La facciata, oggi del tutto rifatta, fu fatta intonacare nel 1829 dal vescovo Mons. Francesco Pichi (1827-1840) che fece anche demolire il piccolo campanile del 1500 e costruire quello a vela che si ammira sull’abside, nel quale, solo nel 1838, riuscì a far collocare una grossa campana e due più piccole.

È composta di due campate raccordate tra loro da due volute laterali e dal timpano. Sotto il primo cornicione è posta una edicola con l'immagine della Madonna, riprodotta su 32 mattonelle di ceramica, realizzate da Aureliano Scafonetti della Scuola pontificia Pio XI nel 1933 e poste in opera, da lui stesso, per devozione, il 6 maggio dello stesso anno. Fu leggermente danneggiata (come si nota) da una scheggia nel bombardamento del 1944.


L’attuale torre campanaria fu costruita nel 1926 dai Padri Cappuccini (custodi della chiesa a loro affidata dal Vescovo Celestino Del Frate nel 1888), con l’ausilio degli operai della centrale idroelettrica dell’Acquoria. È composta di cinque campate e termina a piramide. Le due attuali campane, offerte dai fedeli, vi sono state installate nel 1962. Su ciascuna di esse è incisa l'immagine di S. Francesco d'Assisi e la scritta “Maria Saluspopuli tiburtini, A.D. MCMLXI”.


Il piazzale a rotonda, antistante la chiesa, da cui si ammira il più vasto panorama della città, antica e moderna, fu costruito nel 1935, come si legge sulla pietra avanti lo scalino, con il contributo dei benefattori i cui nomi sono scritti nella lapide posta sulla facciata del convento.


I muri laterali, come anche quelli dell’abside esterna semicircolare, poggiano su basi molto più antiche e, come si nota nelle fondamenta dell’abside e nel sotterraneo, presentano l'antica muratura di conci di pietre irregolari con segni di innalzamenti.


Il portale di bronzo, è opera (1996) dello scultore Benedetto Robazza. Nei bassorilievi sono rappresentati i primi quindici misteri del S. Rosario.


La bussola d’ingresso, realizzata su progetto dell’arch. Giuseppe Ponzio e installata nel 1996 dalla Vetreria Iberia, è costituita da larghi vetri temperati color ambra e dalla balaustra in legno, color marmo. Degno di nota l’originale sistema di cerniere per l’apertura. Il nuovo pavimento, il precedente era stato danneggiato dall’incendio del 1992, è dono del dott. Carlo Conversi.


L’interno della chiesa fu fatto intonacare a lucentissima scagliola (finto marmo) dal Vescovo Mons. Carlo Gigli (1840-1880) dai fratelli Lega che terminarono il lavoro nel 1857, consegnando una chiesa splendida, dal sobrio stile rinascimentale.

Nel 1992, come già accennato, subì un disastroso incendio, che rese necessario un radicale restauro, compiuto negli anni 1994-98 grazie alla determinazione e all'impegno del Rettore P. Silvestro Monteduro, Cappuccino.

La pianta è a croce latina, circoscritta dal cornicione dentellato e composta da una sola navata con volta a botte decorata di stucchi a rosoni (quelli dell’abside, sono stati aggiunti nel 1997 dalla Ditta Marinucci). Si notano subito le tre cappelle laterali e l’abside semicircolare, al centro della quale spicca, nell’elegante tempietto di marmo colorato, l’Icona della Madonna. Il tempietto, opera della Ditta Giovanni Quinci e figli, fatto realizzare dal “Gruppo Amici di Quintiliolo” l’anno stesso in cui fu costituito il sodalizio (1966), è sorretto da angeli bianchi donati da Don Nello Del Raso.


DIPINTO


Il dipinto è su tavola, ricoperta di tela, preparata con gesso di Bologna ed eseguito con "tempera al rosso d’uovo... ”. Misura m. 0,90x0,35 e fu restaurato, per la prima volta, nel 1916 dal Prof. Piero De Pray su incarico della Soprintendenza e fu esaminato dal Prof. S.R. De Angelis che ne fece questa relazione: “La pittura è opera eseguita sullo scorcio della prima metà del sec. XIII da un artista locale seguace di un’arte più arretrata. L’ignoto pittore aveva firmato la sua opera, ma la sua firma è del tutto perita”.

L'icona presenta la Vergine Maria seduta in trono (o cattedra senza spalliera) con il Figlio Gesù adagiato sul ginocchio sinistro.

Un velo blu, punteggiato di fiorellini e bordo bianco, Le incornicia il dolce viso e dal capo scende sulla persona a guisa di finissima mantellina.

Un manto marrone, variopinto di stelline e piccole croci, filettato di perline bianche, si espande sulle ginocchia. Con la mano sinistra sostiene il Figlio e con la mano destra (piegata all’altezza del seno), con l’indice teso in avanti, lo indica come l’antica Odigitria di Costantinopoli.

All’altezza del cuore, sul velo, si ammira un candido giglio (simbolo della purezza).

La Vergine veste tunica interiore rossa e poggia i piedi (con scarpe chiuse) sulla predella del trono, dipinta a finto marmo. Al di sotto una serie di archetti a colori alternati rosso e blu. Sono 14, ma solo 12 sono visibili ed interpretarne la simbologia non è facile (forse le 12 tribù d’Israele o i 12 apostoli ?).

Il Figlio Gesù ha il viso di persona adulta e il nimbo crociato di rosso (simbolo del SS. Salvatore). Con la mano sinistra regge un libro chiuso (Egli è il Divin Maestro) e con la destra, tesa notevolmente in avanti, benedice alla maniera greca (è questo un modo per indicare anche l’unione simultanea delle due nature in Cristo: La Vergine è Theotokos, cioè Madre di Dio).

La cattedra su cui è assisa è ornata di motivi geometrici e floreali ed è fornita di un alto cuscino rosso porpora.

Nella parte inferiore della tavola, lateralmente, si vedono inginocchiati, con grande devozione, due personaggi, uno maschile e uno femminile. L’uomo, piuttosto giovane, con le mani stringe il piede destro della Vergine. La donna, di media età, ha le mani semiaperte come volesse offrire o ricevere. Non sono di facile identificazione: “forse laici! ... forse religiosi ......donatori! o semplici committenti”.

Al di sotto degli archetti, lungo il margine della tavola, si vede la scritta, frammentaria, a caratteri gotici “…...T HOC OPUS” (...fecit hoc opus).

L'icona fu rubata, a scopo di lucro, la notte del 27 gennaio 1968 e fu recuperata dal già citato Don Nello Del Raso, indimenticabile figura di sacerdote e fondatore del Villaggio don Bosco, la sera del 9 giugno, dopo ben 129 giorni.


L’altare maggiore e il leggio (1997) come pure la cattedra, il sedile, parte del pavimento e la pregevole colonna esagonale su cui poggiava un ciborio di bronzo, di notevole fattura (sottratto nel 2005 da ignoti e sostituito con altro idoneo, ma più modesto) con la rappresentazione dell’Eucarestia nella nota simbologia della colomba, delle spighe di grano e della vite, sono anch'esse opera dell’arch. Giuseppe Ponzio.

Queste ultime sono state realizzate nel 2003 dal “Gruppo Amici di Quintiliolo” in memoria di una pia oblatrice, la sig.ra Piera Cresti, attraverso l’opera gratuita di tre eccellenti artigiani, facenti parte dell’associazione: Erminio Marinucci, Carlo Napoleoni e Armando Cocchi.

La mensa è stata donata dalla sig.ra Anna Cecchetti e il leggio dai coniugi Franca e Tommaso Capriotti. I due lumi (antecedenti l’incendio) sono in ricordo di Tommaso Proli. La colonna, sopra citata, è stata tagliata nel 2016 a seguito della collocazione del tabernacolo sulla parete del catino absidale (vedi foto 1).


La Via Crucis, posta sulle pareti (realizzata nel 1996 dal già citato scultore B. Robazza) è in resina e polvere di marmo: opera di gran pregio, ha subito a gennaio 2017 un trattamento protettivo che ne ha alterato il primitivo colore. Per meglio apprezzare l’opera e la bellezza e il vigore dei personaggi, si rimanda il visitatore a guardare attentamente le copie (vedere avanti) color bronzo, poste nel parco lungo il “Sentiero della Luce”.


Il pavimento, consistente in 37 lastroni sepolcrali, fu fatto fare con le offerte dei fedeli: “Pecunia Collatitia”, da Mons. Carlo Gigli, Vescovo nel 1867 (come si legge nel fascione a terra) al cessare del colèra di quell’anno, essendo pontefice il beato Pio IX (1846-1878), lo stesso Papa che nel 1874, con due Brevi apostolici del 28 agosto, concesse il riconoscimento di Altare Privilegiato alla chiesa e l’indulgenza plenaria in perpetuo a chi, confessato e comunicato, visitasse la chiesa; da lucrarsi una volta l’anno in un giorno di propria scelta e con un altro del 22 Dicembre, l’indulgenza di sette anni a tutti e singoli fedeli, per ogni volta che vi si recassero in pio pellegrinaggio (ambedue applicabili anche alle anime del Purgatorio). Quest’ultima è stata resa, in perpetuo, da Leone XIII, il 17 agosto 1878 (Rescritto).


Le acquasantiere sono costituite da due grandi candelabri di marmo con sopra il sacro incavo. Sono state donate da una nobile famiglia di Tivoli (di cui appare in rilievo lo stemma gentilizio alla base) per grazia ricevuta il 3 febbraio del 1755 da uno dei suoi membri, il Capitano Piero Boschi.


CAPPELLE


La prima cappella a sinistra si apre nel vano terra della torre campanaria. È dedicata a S. Francesco d’Assisi di cui si ammira la statua (donata nel 1927 dal parroco di Orvinio Don Salvatore Sarrocco) e il saluto francescano: “Pax et Bonum” (pace e bene). È stata consacrata da Mons. Luigi Scarano (1917-1931) Vescovo di Tivoli, il 10 settembre 1927.

Gli affreschi alla parete, sono stati eseguiti dal prof. Scafonetti nel 1933 e raffigurano quattro frati cappuccini di cui uno nelle vesti di S. Felice da Cantalice, che fu a Tivoli nel 1545 e che, con S. Ignazio di Loyola, si prodigò, per la pacificazione della sanguinosa lite per la gabella del passo tra Tivoli e Castel Madama.

Inoltre l'artista vi ha raffigurato (in alto a sinistra) anche particolari architettonici della città di Tivoli: “la casa gotica” che è in via Campitelli e la rocca Pia. Alla parete destra è stata collocata, nel 1998, una lapide in memoria e ricordo di P. Silvestro Monteduro.


La seconda cappella a sinistra è dedicata alla “Madonna regina dei Santi”. Di questa cappella si hanno notizie solo dopo il 1757. In alto si ammira la tela a olio di m 2 x 1.20 attribuita a Francesco Serbucci di Tivoli. Nella parte superiore è raffigurata la Vergine Maria, in gloria di angeli e nubi, con il Bambino Gesù. In basso, a destra, i Santi: Barbara, Vittoria, Elisabetta, Anna e S. Giovannino. A sinistra Francesco, Giuseppe, Carlo Borromeo e l’Arcangelo Michele che consegna un’anima, sotto forma di un neonato (animula), al Bambino Gesù, su di un piatto di bilancia.

Ancora in basso, è raffigurata una bestia feroce (forse la lupa dantesca!) che segue attentamente la scena. Tale quadro, come dà ad intendere lo stemma gentilizio che si osserva al centro in basso nel cartiglio, fu donato dalla famiglia Santacroce.

L’altare e il pavimento di marmo, furono fatti restaurare da Mons. Pietro Bonfiglietti di Tivoli, rettore del Seminario, nel 1916 in ricordo del cinquantesimo anno del suo sacerdozio qui celebrato l’8 Dicembre.


La cappella a destra è dedicata alla S. Croce. La tradizione attribuisce la paternità artistica del pregevole e particolarissimo Crocifisso ivi custodito a Frà Michelangelo di S. Agata Feltria, terziario cappuccino (1589), che con grande impegno ed amore curò e mantenne per alcuni anni la vecchia chiesa, dotandola di suppellettili ed ornamenti. A motivo di ciò, chi scrive, impegnato per altro a dare risposta ad altri sorprendenti aspetti del'opera, ritiene che il crocifisso non sia stato eseguito dall'umile frate questuante, ma piuttosto procurato, facendone richiesta ai confratelli Padri Cappuccini quando questi lasciarono, a causa dell'umidità e della malaria, il loro primo convento che avevano nella zona di Sant'Agnese, presso l'attuale stazione ferroviaria. Infatti si nota che la croce è stata adattata (accorciata ed incassata tra le pareti) nell'attuale sede, tanto che le dita delle mani sfiorano il muro.

L’altare di marmo fu fatto restaurare nel 1914 dai Padri Redentoristi e fu consacrato a S. Clemente Maria Hofbauer (austriaco, redentorista) che qui fu eremita nel 1783 e precisamente nei primi sei mesi di quell'anno. Al centro si ammirava un dipinto del santo, trafugato dai ladri il 12 febbraio 2005. Una copia di pregevole fattura, ora nella Sala Riunioni già antico refettorio, fu realizzata gratuitamente dal pittore tiburtino Raoul Tani nello stesso anno.

Alla parete destra è collocata una dedica a Francesco Renato Chateaubriand, letterato francese, addetto all’ambasciata in Roma, dall’1802 al 1804. Il quadro di cristallo, di recente restaurato (Maggio 2004), con lettere di bronzo, opera delle Suore del Preziosissimo Sangue di Monza, è stato donato dalle studentesse religiose dell’Istituto Universitario “Maria Ss. Assunta” di Roma e benedetto dal Vescovo Mons. L. Faveri il 2 maggio del 1962. Riproduce la preghiera “Dio del Viandante” qui composta dal visconte, l’11 dicembre 1803.


Il finestrone della facciata, installato nel 1998, è una fantasmagorìa di luci e colori in cui è artisticamente simboleggiato il mistero eucaristico: pane donato dal cielo e ostia e vino nel calice per la messa, santificati dallo Spirito Santo.


La sagrestia. A destra dell'altare maggiore vi è la sagrestia, della quale si ha notizia già nel 1500. È a volta ed è stata dipinta dal pittore Giuseppe Carinci di Alatri nel 1908. I Padri Cappuccini l'hanno dotata del bancone e (mentre andiamo in stampa) di un trittico ligneo, copia del SS.mo Salvatore che è in Duomo, dello scultore Michele Castelmani. Al centro si ammira il Salvatore di cm 100x50, a sinistra la Madonna e a destra Giovanni Evangelista, ambedue di cm 100x25.


PRESEPE PERMANENTE


Il presepe permanente. A sinistra di chi guarda l’altare maggiore, vi è una stanza, con la porta sempre chiusa, ove si trovava il presepio, il più antico di Tivoli. Iniziato nel 1898, fu successivamente migliorato dal pittore svizzero Federico Alker nel 1903 dotandolo di una originale scenografia. Vi si ammirava la nascita di Cristo, immaginata a Tivoli nella grotta di Nettuno a Villa Gregoriana, sotto il tempio della Sibilla Tiburtina.

Sfortunatamente nel mese di agosto del 2009, per ingenua insipienza del giovane Rettore, il prezioso manufatto fu rimosso per urgenti lavori di manutenzione al locale, determinandone l’inevitabile perdita. Miracolosamente, come spesso è accaduto in questo luogo, un giovane carabiniere, Mirco Censi, mentre trascorreva un breve periodo di congedo in famiglia, scoprì l’accaduto.

Con grande disponibilità, impegno e umiltà, si propose di ricostruire a proprie spese un nuovo presepio, durante i periodi di congedo. Cosa che puntualmente fece nei mesi successivi, riattivando gli antichi marchingegni, allestendo una nuova e moderna scenografia, dotandola di effetti speciali e personaggi animati meccanicamente. Il risultato è quello che oggi possiamo vedere con ammirazione, soddisfazione e gratitudine. L'epigrafe al di sopra della porta ricorda gli eventi del 2005, millenario delle origini.


PARCO


Il Parco. Il vasto terreno, circondato da un lungo muro di difesa che abbraccia il complesso religioso, si presenta come una sorta di Hortus Conclusus nel quale ogni spazio trova una specifica destinazione.

Nella parte retrostante l’abside, si apre un padiglione pergolato ad archi, al termine del quale domina una grande statua bianca di Cristo Gesù con le braccia aperte in segno di accoglienza e ai lati gli orti con coltivazione di ortaggi, gabbie per animali esotici, ecc.

Nell'attiguo antico uliveto, una vasta area è destinata all'accoglienza e punto di ristoro a disposizione dei visitatori, attrezzato con tavoli, sedie, acqua, ecc.

Il più importante spazio è il Viale che conduce al grottino della Madonna di Lourdes (residuo di un antico ninfèo), dove ogni anno si celebra una Santa Messa in occasione della ricorrenza della prima apparizione (11 febbraio) e, recentemente, è cominciato l'uso di celebrarvi da Maggio a Settembre.

Questo grazioso viale, ornato da una siepe ininterrotta di rose di varie specie (donate e coltivate con grande cura dal sig. Graziano Capriotti), è stato voluto dall'attuale Rettore del Santuario Don Romano Massucco, che, ispirandosi al Giubileo straordinario del 2016, lo chiamò "Via Lucis" (sentiero della luce).

Lungo il cammino infatti si ammirano: a sinistra copie delle stazioni della via Crucis (realizzate nel 2002 dallo scultore Robazza su commissione degli Amici di Quintiliolo per la Via Crucis itinerante), a destra la statua di San Pio da Pietralcina, donata nel 2003 dalla famiglia del Priore del Gruppo di Preghiera costituito qui e affiancato al Terzo Ordine Francescano Secolare dal 1995.

Accanto si contempla la maestosa Croce della Misericordia, opera in ferro dell'artigiano Armando Cocchi (2016), sotto la quale risplende l'immagine luminosa di Gesù Misericordioso.

Un poco più avanti - come una dolce sorpresa - si presenta l’Angolo della Meditazione, a custodia del quale è posta la piccola bianca statua dell'Arcangelo Michele, nell'atteggiamento del guerriero vittorioso che calpesta l'avversario infernale.

La statua è stata donata dal Gruppo Amici di San Michele Arcangelo di Villanova di Guidonia il 29 Settembre 2017 per iniziativa della signora Daniela Rossi.


ORIGINI E STORIA


È difficile datare con esattezza quando sia iniziato il culto alla Madonna su questa collina. Ottavio da Alatri nel 1938 infatti ha scritto: “Quando qui sorgessero le prime glorie sacre alla Gran Madre di Dio non è possibile precisare: la loro origine si perde nelle brume del mille”. La tradizione popolare, molto antica e costante, ritiene che esso sia nato in seguito al ritrovamento della Icona mariana tra le rovine della Villa di Quintilio Varo (da qui l’appellativo “Quintiliolo”), nascostavi da pie mani per sottrarla allo sfregio iconoclasta al tempo delle scorrerie saracene, ma senza indicare l’anno. Dal Regesto Sublacense del sec. XI, risulta che “nel 930 una edicola primitiva sorgeva su parte della vastissima area comprendente le rovine” della villa di Quintilio Varo.

Fatto storico più precisato invece è che nel 1005 vi esisteva una cella in onore della S. Croce e una ecclesia in onore della Madonna posseduti dai monaci benedettini di Subiaco che erano in loco dal 978. Ciò risulta da una Bolla di Papa Giovanni XVIII (1004-1009) del 21 luglio 1005 (Regesto f. 24).

Cosa sia avvenuto del culto in quegli anni non si sa. È noto però che il 7 luglio 1143, avvenne su questa collina una furibonda battaglia tra i Tiburtini e i Romani. I Tiburtini furono sconfitti e Quintiliolo fu devastato. Poco dopo, però, tra l’11 e il 15 Luglio del 1155, proprio qui avvenne l’accordo di pace tra Papa Adriano IV e l’imperatore Federico Barbarossa.

Fatto sta che nella seconda parte del 1300 la devozione alla Madonna emerge da lasciti testamentari, come quello di una certa Sibona Stabili di Tivoli del 1388, con un crescendo notevole che non si è mai più fermato.

Vincenzo Pacifici, nel 1925, ha scritto: “Una chiesuola dedicata alla Vergine stava in quei pressi; ed il caso che un’icona di Maria si trovasse prossima ai tiburtini nei più grandi momenti della loro storia”.

La prima chiesina, che “non aveva cappelle sfondate, ma due semplici nicchie ad incasso nel muro” (A. Valle, 1923), fu migliorata dopo la partenza dei monaci benedettini per Subiaco, 1448, e fu consacrata nel 1465. Dal 1565 ebbe un proprio rettore nominato dal Vescovo, che si faceva aiutare o sostituire dai Frati del
T. O. R. Terzo Ordine Regolare
di S. Francesco del vicino Convento di S. Antonio e dagli uomini dell’arte agraria. L'icona della Madonna veniva già portata in città, processionalmente, per devozione, a secondo delle necessità.

Ben presto il fabbricato attiguo venne abitato dagli eremiti, quasi tutti francescani, a cominciare dal già nominato Fr. Michelangelo, 1589, a Fr. Antonio Ceci da Jenne che nel 1888 si unì ai Cappuccini.

Nel 1646, uno scrittore Tiburtino (F. Marzi), parlando di Quintiliolo, scriveva: “Luogo assai noto e famoso presso i Tiburtini per una molto antica e miracolosa immagine di Nostra Signora che in una chiesa, quivi situata, con devozione universale, si riverisce, nominata volgarmente la “Madonna di Quintiliolo” e nel 1726 il Canonico della Cattedrale G. Crocchiante aggiungeva: “Il giorno della Natività di Maria vi si celebra solenne festa con indulgenza plenaria e Messa Cantata”.

Nel 1755, dopo due guarigioni proclamate (una del canonico della Cattedrale Don Antonio Gallucci e una del Capitano Piero Boschi), riferisce p. Ottavio da Alatri, la Vergine venne solennemente incoronata, l’8 giugno, in Cattedrale, presente il delegato del Capitolo di S. Pietro in Vaticano Mons. Carlo Origo, mentre il popolo l’acclamava “Regina e Sovrana Signora di Tivoli”.

Mons. Placido Pezzancheri, originario di Piacenza, monaco cistercense, confessore di Benedetto XIII, abate di Casamari, Vescovo dell’incoronazione, morì, in concetto di santità l’8 dicembre 1757. Le sue spoglie riposano nella Cappella dell’Immacolata, in Cattedrale. Dopo morto gli furono attribuiti fin 10 miracoli.

Il titolo “Madonna dell’Abbondanza” apparve nel primo centenario dell’incoronazione 1855 come derivazione spontanea dell’antico “Protettrice della Campagna". Vi era infatti la consuetudine di offrire alla Madonna esposta in Cattedrale nel mese di Giugno bei covoni di grano il cui ricavato andava a beneficio dell’Ospedale Civico. Tuttavia, il titolo più popolare, è stato ed è: Madonna di Quintiliolo.


CONSUETUDINI


È consuetudine (consolidata nei secoli), che ogni anno, la prima domenica di Maggio, subito dopo la S. Messa del mattino a Quintiliolo, l’Icona – già sistemata sul piccolo trono del Santuario - venga prelevata dai fedelissimi butteri.

Appena fuori dalla chiesa, sosta brevemente nel piccolo piazzale, quindi, preceduta, fiancheggiata e seguita dai fedeli in preghiera, muove alla volta della città, avanzando per la strada tortuosa che rasenta la profonda valle dell’Aniene.

Giunta alla località “La Rotonda”, il talamo viene sollevato tre volte e contemporaneamente girato nei quattro punti cardinali per la benedizione dei campi e degli opifici. Dirimpetto infatti fino agli anni ’50, vi erano gli stabilimenti e in basso, piccoli riquadri di terreno, a terrazzo, nei quali è coltivato il pregiato pizzutello.

Giunta davanti alla chiesina di S. Antonio, sosta per un breve riposo. Quindi raggiunge la località detta “il Trono”, luogo dove Papa Gregorio XVI sedette il 7 ottobre 1835 per ammirare il primo passaggio del fiume dentro i cunicoli e la grande cascata.

Poi, sottopassando il viadotto della ferrovia Roma-Sulmona, verso le 9.15 arriva sopra la cascata grande, all’Arco, salutata da una salve di tre spari. Qui, all’ingresso della città, dinanzi all’acropoli antica, al tempio di Vesta e della Sibilla, l’Icona gloriosa, traslata sul magnifico trono della cattedrale, sormontato da baldacchino e ricoperto da manto di velluto fregiato di stemma comunale e trine d’oro, confezionato nel 1976 con le offerte dei fedeli, accolta dai fedeli, attende l'incontro con il Vescovo.

Da qualche anno (2001), ad opera del Gruppo Amici di Quintiliolo che con amore e dedizione provvedono all'organizzazione del grande avvenimento, viene celebrata una solenne Messa d'Accoglienza in Piazzale Massimo e compiuta la bella Cerimonia delle Chiavi. Verso le 10.30 ha inizio l'imponente processione.

La Madonna portata a spalla dai butteri e accompagnata dal popolo ardente di sentimenti mariani, incomincia ad avanzare, lentamente, per le vie di Tivoli ricolmando i cuori di tutti della sua ineffabile dolcezza.

All’istante del cosiddetto “Sparo di maggio” i Tiburtini sanno che la Madonna sta entrando in città e allora anche i disabili o sui balconi o negli angoli della strada, escono ad attenderne il passaggio e a unirsi al canto: “Ell’è tornata ancora tra i figli suoi Maria, la prece di ogni cuore a Lei rivolta sia. Vergin di Quintiliolo, prega per noi il Signor, soccorri questo popolo, fidente nel tuo amor” (Diomira M. Giuliani, 1916).

Intanto dalle finestre delle case si vedono cadere sulla processione petali di fiori e bigliettini colorati augurali. Giunta all’antica via Maggiore, viene accolta su un tappeto di fiori, affettuosamente preparato, durante la notte precedente, dagli abitanti dell’ operosa fedele contrada.

Dopo aver sostato brevemente davanti all’ospedale civico per la benedizione e consolazione degli infermi, giunge alla Cattedrale dove rimane solennemente esposta per tre mesi, onorata con numerose funzioni liturgiche e da grande afflusso di fedeli. A questi, confessati e comunicati, è concessa la grazia di lucrare, in tutti i sabati e le domeniche, l’indulgenza plenaria concessa da Papa Pio IX il 2 giugno 1854.

L'ultima domenica di Luglio riceve, durante una particolarissima cerimonia (recente iniziativa, sempre ad opera degli Amici di Quintiliolo) il Cuore di Tivoli, un prezioso gioiello a forma di cuore e sempre diverso nei materiali e nella fattura, segno tangibile dell’amore e della devozione dei Suoi figli.A questo, su invito di S.Ecc.Mons.Benotto, si aggiunse un'Opera di carità.

Dal 2009 l'organizzazione della processione è tornata al Capitolo della Cattedrale, la Messa d'Accoglienza all'aperto, la cerimonia del Cuore di Tivoli e l'Opera di carità non sono più effettuate.

È consuetudine anche, ogni anno, al Venerdì di passione, a sera, celebrare il pio esercizio della Via Crucis dall’Arco al Santuario collocando lungo il percorso dal 2001 le formelle mobili e dal 2006 copie delle stesse, fatte realizzare su tela stampata per ragioni di sicurezza della preziosa opera dal Presidente degli Amici di Quintiliolo Garberini.

La prima domenica di Agosto, all'alba, dopo la S.Messa, viene riaccompagnata, con discrezione, quasi senza fare rumore, da pochi (rispetto all'arrivo!) al suo campestre Santuario. Il corteo, allorchè arriva a Largo S.Angelo (subito dopo il ponte Gregoriano) si ferma un istante: il talamo della Madonna viene girato improvvisamente verso la città con un'ardita piroetta dagli abili Butteri (è l'ultimo saluto della Madre ai figli) e subito, di buon passo, riprende il cammino.

l'8 Settembre - festa liturgica della Natività di Maria - viene onorata di nuovo, in forma solenne, nel Suo Santuario. È questo il giorno gioioso nel quale la Chiesa, con la "Liturgia delle Ore", canta: La Tua nascita, Vergine Madre di Dio, ha annunziato la gioia al mondo intero: da te è nato il Sole di giustizia, Cristo Nostro Dio: Egli ha tolto la condanna ed ha portato la grazia, ha vinto la morte e ci ha donato la vita" (ant. al Ben.).

A conclusione della S.Messa pomeridiana, viene impartita, davanti alla porta della chiesa, la solenne benedizione della città.


p. Paolino Graziani o.f.m. cap.



PREGHIERA ALLA MADONNA


Vergine Santa, Madre di Dio e Madre nostra,
invocata da secoli dalle Genti tiburtine
con il titolo di Madonna di Quintiliolo:
a te ci rivolgiamo con amore di figli.

Tu ci hai accolto nel tuo cuore, in pienezza di fede,
la Parola eterna di Dio che nel tuo seno si è fatta carne
ed hai generato al mondo il Salvatore, Gesù Cristo,
che sulla croce ci ha affidati a te
perchè tu ci accompagni come Madre amabile
nel cammino della vita.

Nella fragilità della nostra fede:
suscita in noi piena fiducia nella potenza d'amore del tuo Gesù;
nella debolezza della nostra speranza:
insegnaci a sperare sempre nella bontà misericordiosa del Padre;
nella povertà del nostro amore:
donaci un cuore grande come il tuo
perchè la carità sia la testimonianza costante
del nostro vivere e del nostro operare.

Madre di Gesù e Madre nostra,
benedici le nostre famiglie, le nostre comunità, la chiesa
e tutto il popolo tiburtino:
chiedi per noi a Gesù l'abbondanza della sua grazia
perchè camminando sulla via del Vangelo,
possiamo diventare gli annunciatori convinti e i testimoni credibili
per giungere con te e con ogni uomo alla gloria del Regno. Amen.



Giovanni Paolo Vescovo

Composta il 4 Ottobre 2003
In occasione dell'insediamento sulla cattedra di Vescovo di Tivoli.


FONTI E STUDI
 
     
  • R. S. Regesto Sublacense
    Bolla di Papa Giovanni XVIII, sec XI, f.25 - 1005

  • A. C. S. P. V. Archivio Capitolare di San Pietro in Vaticano
    Madonne Coronate, vol. 30, f. 402; Raccolta curata da Don Raffaele Sindone, archivista vaticano - 1755

  • G. Mattei, Cenni storici di Maria SS.ma di Quintiliolo, Velletri - 1855.

  • A. Valle, Chiesa e Convento di S. Maria di Quintiliolo, Roma, fasc. XLVI - 1923

  • A. M. S. T. Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte
    Tivoli nel Medioevo, vol. V-VI - 1925-1926

  • Ottavio d’Alatri, I Frati Minori Cappuccini in Tivoli e il Santuario di S. Maria di Quintiliolo, Roma - 1938.

  • A. M. S. T. Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte
    “Le origini medioevali del Santuario e della Madonna di Quintiliolo a Tivoli”, Roma - 1938

  • B. U. F. M. C. Bollettino Ufficiale della Provincia Romana dei Frati Minori Cappuccini
    Le vicende del furto e del ritrovamento dell’immagine della Madonna di Quintiliolo in Tivoli”, Roma - 1968.

  • S. H. C. S. R. Spicilegium Historicae Congregationis Santissimi Redemptoris
    S. Clemente Maria Hofbauer, in n. 18, fasc. 2. - 1970

  • F. Gandolfo,Aggiornamento scientifico a: G. Matthiae, pittura romana del medioevo, Sec. XI,XIV”, Vol. II, cap. IX, Roma - 1988

  • F. Sciarretta, Viaggio a Tivoli”, Tiburis Artistica ed. - 2003.

  • A. M. S. T. Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte
    Documenti riguardanti l'incoronazione della Madonna di Quintiliolo vol. LXXVII - 2004

  • A. M. S. T. Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte
    Atti delle visite apostoliche e pastorali alla chiesa di santa Maria di Quintiliolo, 1574-1878 vol. LXXXIII - 2010

  • A. M. S. T. Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte
    Concessioni apostoliche a favore del Santuario di santa Maria di Quintiliolo di Tivoli, vol. LXXXV - 2012

  • A. M. S. T. Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte
    Gregorio XVI e la Comunità Ecclesiale Tiburtina nel culto dell'Immacolata, vol. LXXXVII - 2014

  • A. T. O. R. Analecta del Terzo Ordine Regolare di San Francesco
    Presenza dei Francescani a Quintiliolo di Tivoli durante le Sacre Visite del '500, dopo il Concilio di Trento, vol. 195 (3-4) - 2016

Preghiera alla
Vergine di Quintiliolo
Madonna dell'Abbondanza
Protettrice di Tivoli


Ricordati, o piissima Vergine di Quintiliolo,
Madonna dell’Abbondanza, non essersi mai udito al mondo
che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio,
implorato il tuo aiuto,
chiesto la tua protezione
e sia stato abbandonato.
Io, animato da tale confidenza,
a Te ricorro, o Madre Vergine delle vergini,
a Te vengo peccatore pentito,
a Te mi prostro.
O Madre del Verbo,
non disprezzare le mie preghiere,
ma propizia ascoltami ed esaudiscimi.
Amen

Tre Ave


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